Primo giorno all’università: semestre filtro vs test
Primo giorno all’università: due racconti, due università, un solo bivio
Antonio è entrato a Medicina alla Parthenope passando per il semestre filtro introdotto dal D.Lgs. 71/2025. Flavia è al secondo anno alla Federico II, con il test di ammissione del vecchio formato. Nella prima puntata di Orientalk si raccontano: e dalle loro parole emerge quanto possa cambiare l’esperienza dello stesso “primo giorno” a seconda di come ci sei arrivato.
«È il primo giorno di università e pensi: oggi inizia la mia nuova vita. E invece spesso non capisci dove andare e ti senti fuori posto.»
È con questa frase che si apre Orientalk, il nuovo format di Tutor Up dedicato a esperienze vere e consigli pratici per chi sta affrontando — o sta per affrontare — un test di ammissione universitario. Nella puntata di esordio, due studenti di Medicina di due università napoletane diverse rispondono alla stessa domanda: com’è stato, davvero, il vostro primo giorno?
Due punti di partenza opposti
Alla domanda “primo giorno all’università in una parola”, le risposte segnano subito la distanza tra le due esperienze.
Sembra una sfumatura. Non lo è. Quando Antonio descrive il suo primo giorno, parla di centinaia di persone, di età completamente diverse, accomunate da un’unica cosa:
«Vedevo tutti i volti spaventati. L’organizzazione era abbastanza seria e fin da subito ci è sembrato un ambiente molto meno semplice delle superiori.»
Flavia, invece, racconta una giornata segnata dall’entusiasmo:
«Tutti avevamo passato il test, quindi è diverso. Eravamo tutti eccitati di iniziare questo nuovo percorso.»
La differenza non è caratteriale. È strutturale: chi entra a settembre nel semestre filtro sa che starà mesi in un’aula con persone che — statisticamente — non potranno proseguire tutte. Chi entra dopo aver superato il test, no.
Cos’è il semestre filtro?
Introdotto dal D.Lgs. 71/2025, il semestre filtro ha sostituito il test di ammissione a numero chiuso per Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Tutti gli aspiranti studenti possono iscriversi liberamente al primo semestre, che è comune e si tiene in tutte le università italiane.
Solo chi supera i tre esami previsti (Chimica, Fisica e Biologia) accede al secondo semestre del corso scelto, in base alla graduatoria nazionale. Per tutti gli altri, il percorso prosegue in corsi di laurea affini.
Il “campo di battaglia”
L’espressione la usa Antonio stesso, e descrive con precisione il clima delle prime settimane di lezione. A questo si aggiunge la sindrome dell’impostore, che chiunque abbia affrontato un’aula competitiva conosce bene:
«Quando sono entrato in università guardavo gli altri e pensavo di essere il peggiore. Poi, con il passare del tempo — anche dalle domande che facevano i professori, oppure dal fatto che riuscivo ad annotare tutto senza rimanere indietro — mi sono reso conto della situazione.»
Antonio aggiunge un dettaglio che merita di essere riportato per intero, perché racconta meglio di qualsiasi statistica come si vivono certe aule:
«Diciamo: prendere la presenza e addormentarsi 10 minuti dopo, dalle 8:00 fino a mezzogiorno. Oppure prendere la presenza da casa e non studiare. Oppure arrivare verso la fine del semestre filtro che non si sapeva nemmeno che bisognava iscriversi al primo appello.»
Il “secondo primo giorno”
C’è un secondo “primo giorno” che esiste solo per chi ha fatto il semestre filtro: quello del rientro dopo aver superato la selezione. Antonio lo racconta così:
«È stato rivedere i miei amici, è stato molto più spensierato rispetto al semestre filtro. L’ho vissuto proprio come il primo giorno del liceo o delle scuole medie, dopo le vacanze: “Ah, ma stai anche tu qua?”»
E le sorprese, come dice lui stesso, “sono infinite”: ci sono volti che non si sarebbe mai aspettato di rivedere — e altri che si aspettava ci fossero, ma non ci sono.
Studiare all’università: 200 slide e nessuna scorciatoia
La puntata si sposta poi sul lato pratico: come si studia davvero all’università? Flavia, ormai con un anno di esperienza alle spalle, dà un consiglio metodico:
«Innanzitutto, di non ridursi a queste 200 slide. Dopodiché, il piano d’attacco sarebbe dividerle in base agli argomenti: un blocco finisce quando il filo che collega l’argomento finisce. Altrimenti si tende a confondere le cose e non si impara niente.»
Antonio aggiunge una nota sui materiali:
«La prima marchetta che hanno fatto i professori è stato consigliarmi di comprare tutti e tre i libri del semestre filtro. Così come li ho presi, così li ho posati sulla scrivania: non li ho usati proprio. Invece ho trovato veramente molto utili i quaderni di Tutor Up.»
Cosa avrebbero voluto sapere prima
La puntata si chiude con la stessa domanda per entrambi: cosa avresti voluto sapere prima di cominciare l’università? Le due risposte, messe vicine, valgono più di qualsiasi guida all’orientamento.
«L’università — soprattutto Medicina — non ha come obiettivo superare gli esami. L’obiettivo è imparare per essere un buon medico in futuro. Quindi capire le cose, gli obiettivi.»
«La fiducia in sé stessi conta più di tutto. Prepararsi ai test l’ho vissuta come una battaglia. Direi di credere in sé stessi e non abbattersi mai, anche con punteggi negativi.»
I 3 consigli della puntata
Dividi il materiale per argomenti e chiudi un blocco solo quando il filo logico finisce. Studiare a “blocchi tematici” è più efficace che procedere slide per slide.
I libri istituzionali del semestre filtro non sempre sono i più utili. Spesso quaderni di esercizi e raccolte mirate funzionano meglio per integrare gli appunti delle lezioni.
L’aula competitiva genera la sensazione di “essere il peggiore”. È un’illusione: confrontarsi con i propri risultati, non con quelli altrui, è il vero metro di misura.
Antonio e Flavia si raccontano senza filtri
Storie, aneddoti e consigli che in un articolo non possono entrare tutti. In meno di mezz’ora hai due punti di vista a confronto: se stai preparando un test di ammissione — o se ci stai pensando — la puntata vale il tempo che le dedicherai.
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