Hanno tolto la logica dal test di Medicina: ed è proprio adesso che serve di più
Hanno tolto la logica dal test: ed è proprio adesso che serve di più
Con la riforma del semestre filtro, il ragionamento logico è uscito dal test di ammissione per le università pubbliche. In molti hanno tirato un sospiro di sollievo. Ma chi è già all’università la pensa diversamente: la logica non finisce quando finisce il test, comincia proprio lì. Ne parliamo con Matteo Sarcinelli, studente all’ultimo anno di Medicina ed ex tutor di logica.
«La logica non si studia da nessuna parte. Chimica e fisica le ricominci all’università. La logica no. Ed è proprio quello il problema.»
Matteo è stato studente di Tutor Up nel 2020, poi è diventato tutor di logica. Oggi è all’ultimo anno di Medicina. La sua tesi è semplice: la logica non è un ostacolo del test, è uno strumento per tutto il resto.
Materia da test o materia da studio?
La prima domanda è anche la più diretta: la logica è una materia da test o una materia da studio? Matteo non ha dubbi — ed è una risposta che ribalta la percezione comune.
«Decisamente una materia da studio. E forse è ancora più utile dopo che prima. Passato il test e cominciata l’università, ti rendi conto subito che hai un approccio totalmente diverso agli esami, se hai capito come ragionare.»
Il punto di Matteo è che il corso di logica non era un addestramento ai “trucchetti” per superare il test. Era la costruzione di un modo di ragionare che resta — e che torna utile ogni volta che ci si trova davanti a un problema da risolvere, anche universitario.
La logica esce dal test, ma non dall’università
Con la riforma del semestre filtro, il ragionamento logico non è più materia del test di ammissione per le università pubbliche. Per molti studenti è una buona notizia: una cosa in meno da preparare.
Ma c’è un’asimmetria da considerare: chimica, fisica e biologia si ristudiano all’università. La logica no: non è materia di nessun corso di laurea. Chi arriva senza una formazione logica non avrà occasione di costruirla dopo — e si troverà a ragionare “da zero” su esami, casi clinici e prove a risposta multipla.
Studiare meno, ma con più qualità
La differenza concreta tra chi sa ragionare in modo strutturato e chi no, secondo Matteo, si misura soprattutto in una cosa: il tempo di studio.
«La differenza sostanziale sta nel tempo di studio. Sia tra gli studenti del corso, sia tra i miei colleghi all’università: chi non ragiona in modo strutturato è portato a studiare molto di più, come se per arrivare alla risposta ci volesse una fatica maggiore.»
Dove emerge di più questa differenza? Matteo è netto: nei casi clinici e negli esami orali. È lì che il ragionamento dà “una marcia in più” rispetto a chi ha solo memorizzato.
L’esame di chirurgia (studiato poco, passato ragionando)
L’esempio più concreto è recentissimo. Un esame orale di chirurgia generale che Matteo aveva preparato pochissimo.
«La professoressa mi ha detto che si vedeva che avevo studiato pochissimo, ma che sapevo ragionare. E che questa cosa le aveva fatto impressione: era molto più serena a vedere me laureato che qualcun altro.»
Non è un invito a non studiare, ovviamente. È la dimostrazione che il ragionamento è una rete di sicurezza: quando la preparazione non è perfetta — e capita a tutti — saper ragionare ti permette comunque di arrivare a una risposta sensata, invece di bloccarti del tutto.
La logica insegna a pensare, non solo a rispondere
C’è una distinzione importante: la logica non serve solo a rispondere alle domande del test, ma a strutturare il pensiero. Matteo lo racconta in modo molto personale:
«A me non piace perdere tanto tempo sui libri, mi sembra di perdere tempo. Grazie al ragionamento riesco ad approcciare un argomento, una patologia, in una maniera più organizzata — senza dover fare prima una scaletta o una mappa. È come se la mia mente si fosse organizzata così, a prescindere dalla materia.»
L’esempio del latino
A chi obietta che “la logica non c’è nel test, quindi è tempo perso”, Matteo risponde con un esempio che chiunque abbia fatto il liceo può toccare con mano: le versioni di latino.
«Un buon allenamento in logica mi aiutava a risolvere la versione di latino senza dover declinare le parole: bastava sapere cosa significava un termine, trovarlo sul dizionario, e attraverso la comprensione del testo e l’organizzazione delle frasi riuscivo a capire come tradurre. Da quando ho preso un buon allenamento in logica, i voti alle versioni sono saliti.»
È il modo più chiaro per spiegare cosa fa la logica: non aggiunge nozioni, migliora il modo in cui usi quelle che hai già. E quel miglioramento si trasferisce su qualsiasi materia.
3 modi per allenare la logica ogni giorno
Davanti a un quiz televisivo, prova a rispondere prima dei concorrenti. È un allenamento gratuito alla velocità di ragionamento, e Matteo ne è la prova vivente.
Un classico, ma funziona: tiene la mente allenata sui meccanismi di ragionamento. Affiancata da eserciziari di logica strutturati, costruisce la base che poi si trasferisce su tutto.
Leggere un libro, risolvere un esercizio di matematica, persino guardare un video: una volta capite le regole della logica, l’allenamento avviene da solo, senza doverci pensare.
Matteo Sarcinelli sul perché la logica conta ancora
Dall’esame di chirurgia alle versioni di latino, fino alla Ruota della Fortuna: il racconto di chi la logica l’ha studiata, insegnata e usata ogni giorno. Sesta puntata di Orientalk.
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