Da Lettere Classiche a Logopedia: Marianna è prima alla Federico II con 87 punti su 90
Da Lettere Classiche a Logopedia: Marianna è prima alla Federico II con 87 punti su 90
Ha 23 anni, una laurea in Lettere Classiche presa ad aprile e, fino a pochi mesi prima del test, nessuna intenzione di tornare su biologia e chimica. Al test di Professioni Sanitarie 2026 della Federico II Marianna ha risposto a 58 domande su 60, tutte esatte, e si è classificata prima nella graduatoria di Logopedia, la sua prima scelta.
«Il pensiero di non essere in tempo, la paura di dover ricominciare da capo: sono limiti che ci poniamo solo noi stessi.»
La domanda che ha cambiato strada
Marianna era a cinque esami dalla laurea, con una media fatta di 30 e lode. Il percorso andava bene, sulla carta. Poi, durante una conversazione con una persona di cui si fidava, arriva una domanda semplice a cui non sapeva rispondere.
«Perché fai tutto questo? Per quale motivo ti impegni così tanto? Qual è la tua ambizione? Quella domanda mi spiazzò, e mi portò a mettere in discussione tutto quello che avevo fatto in tre anni.»
La risposta onesta era che aveva scelto Lettere seguendo ciò in cui era portata, non ciò che avrebbe voluto fare. E sapeva già di non voler insegnare. La direzione nuova, però, era nata proprio dentro Lettere: in un esame di glottologia e linguistica, nella parte dedicata alla neurolinguistica.
«Mi si è aperto un mondo: il rapporto tra cervello, linguaggio e comunicazione. Tant’è vero che la mia tesi è stata in neurolinguistica.»
La Logopedia, per lei, è un compromesso con quello che aveva già studiato. E la formazione classica non è andata sprecata: al test l’ha aiutata a ricostruire le etimologie più difficili, e le serve ancora oggi quando un nome di patologia sfugge. Più in generale, dice, gli studi umanistici le hanno lasciato capacità di ragionamento e flessibilità mentale.
Il passaggio più duro non è stato spiegarlo agli altri. In famiglia ha trovato ascolto, a partire dal padre, che prima ha verificato con lei se nel suo campo ci fosse altro oltre all’insegnamento, poi l’ha aiutata a passare in rassegna le facoltà scientifiche.
«La sfida più grande è stata ammetterlo a me stessa, perché l’ho vissuta come un fallimento. Poi ho capito che non è mai tempo perso, quando si tratta di studi.»
Quattro materie scientifiche in pochi mesi, con la tesi da finire
Il liceo classico le aveva dato biologia, chimica, fisica e matematica, ma senza profondità. Da sola, in pochi mesi, non ce l’avrebbe fatta: per questo, su indicazione del padre, arriva a Tutor Up. I corsi iniziano tra fine febbraio e inizio marzo, la laurea è a fine aprile. Nei primi due mesi divide le giornate: la mattina la tesi, il pomeriggio il corso, o il contrario. Dopo la laurea, tutto il tempo va alla preparazione, senza trascurare fisica e matematica, che possono fare la differenza.
La materia che la spaventava di più era chimica: al liceo aveva cambiato docente quasi ogni anno, e con il docente cambiava ogni volta il metodo.
«La paura l’ho superata studiando. Chimica è stata la materia a cui ho dedicato più tempo, tanto che a fine corso era quella in cui mi sentivo più ferrata.»
Poi il Training Camp di Professioni Sanitarie: circa dieci giorni per ripassare tutto il programma dei mesi precedenti e aggiungere le nozioni che sfuggono a uno studio autonomo. Marianna, che per indole studia da sola nel silenzio della sua stanza, ci è arrivata con una base già solida. Quello che ha trovato in più è stato il confronto: dubbi condivisi, incertezze comuni, una parola di conforto. E simulazioni costruite per essere più difficili della prova vera.
«A casa ero abituata a fare 70, 75, 80 punti. Al Training Camp anche 35-37. Ho avuto un attimo di sconforto.»
«Era un test assolutamente fattibile, niente in confronto alle simulazioni del Training Camp, che erano di gran lunga più difficili.»
Il calo nelle simulazioni, a posteriori, lo legge come parte del metodo: ti fanno esercitare sulle cose difficili, non su quelle facili, perché tu sia pronta a qualsiasi situazione.
Il giorno del test: 58 risposte, due spazi bianchi
La mattina della prova c’era agitazione, ma leggera. Marianna è entrata con un’idea precisa: è come dare un esame all’università, niente di più, niente di meno. Tre anni di appelli le avevano insegnato a gestire quel tipo di ansia, che per lei, quando non è patologica, è un pungolo a dare il meglio. Fuori dall’aula, divisi per età, ha conosciuto una ragazza con cui ha scoperto amicizie in comune: l’attesa è passata senza pensarci troppo.
Nel test di Professioni Sanitarie della Federico II una risposta esatta vale 1,5 punti, una sbagliata ne toglie 0,4, una omessa vale zero. Marianna ha lasciato in bianco due domande: una di chimica e una di logica. Quella di chimica le sembrava così semplice da nascondere un tranello, e l’ha saltata anche se, ricontrollata dopo, l’aveva risolta bene. Per quella di logica ha applicato una regola imparata nelle esercitazioni.
«Mi ero resa conto che, quando ero insicura tra due scelte, tendenzialmente sbagliavo. Così ho preferito non inserirla proprio.»
Le altre 58 risposte erano tutte corrette: 58 per 1,5 fa 87. All’uscita, il primo sentimento è stato un grande senso di liberazione, dopo un anno pieno tra esami, laurea e corso. Il secondo, la serenità di chi sa come è andata.
Il nome in cima alla graduatoria
Un’idea se l’era fatta con le correzioni. Ma vedere il proprio nome al primo posto della graduatoria di Logopedia, pubblicata il 23 settembre 2026, è stato un’altra cosa. Anche perché il punto di partenza era stato tutt’altro che ottimista, e a dirlo era stato proprio il padre, al momento dell’iscrizione: Fisioterapia e Logopedia sono tra i corsi più ambiti, servono punteggi alti, e c’è chi si prepara per anni.
«Siamo partiti con questa premessa e abbiamo concluso vedendo il mio nome in cima. Deve essere un promemoria per me stessa, per ricordarmi quello di cui sono capace.»
Le prime persone a saperlo sono stati i suoi genitori. Per dare una misura del risultato: alla prima pubblicazione l’ultimo punteggio utile per entrare a Logopedia era 57,1. Marianna ne ha presi quasi 30 in più. I punteggi di tutti i corsi sono nel nostro articolo sulle graduatorie e i posti del test di Professioni Sanitarie 2026.
Che logopedista vuole diventare
Dai prossimi tre anni si aspetta prima di tutto serenità, dopo il periodo in cui ha dovuto ammettere che la strada presa non era la sua. Che logopedista sarà, lo scoprirà strada facendo. Una cosa però la sa già: non le piace lasciare le cose a metà.
«Non è una questione di genialità, ma di determinazione. Credo sia stato questo il mio asso nella manica.»
Nei mesi di corso ha incontrato ragazzi della sua età, e anche più grandi, che avevano lasciato in sospeso un percorso precedente. Confrontarsi con loro, racconta, è stato illuminante. Da qui il suo consiglio a chi pensa di cambiare strada: seguire quel desiderio, perché è opprimente immaginare di fare per buona parte della vita qualcosa che non ti appaga.
Domande frequenti
Si può entrare a Logopedia dopo una laurea umanistica?
Sì. Il test di ammissione è lo stesso per tutti, a prescindere dal titolo di studio. Marianna, laureata in Lettere Classiche, si è preparata in pochi mesi ed è arrivata prima nella graduatoria di Logopedia della Federico II 2026/27 con 87 punti su 90.
Quanti posti ha Logopedia alla Federico II e che punteggio serviva nel 2026?
Per l’anno accademico 2026/27 Logopedia alla Federico II ha 50 posti, con 5,68 candidati per posto. Alla prima pubblicazione della graduatoria (23 settembre 2026) il punteggio minimo di accesso era 57,1 su 90. Con gli scorrimenti può scendere.
Com’è fatto il test di Professioni Sanitarie della Federico II?
Per il 2026/27 la prova ha 60 quesiti in 100 minuti: 23 di biologia, 15 di chimica, 13 di fisica e matematica, 5 di ragionamento logico e 4 di competenze di lettura. Ogni risposta esatta vale 1,5 punti, ogni errata −0,4, ogni omessa 0, per un massimo di 90 punti.
Conviene lasciare una domanda in bianco al test di Professioni Sanitarie?
Una risposta omessa vale zero, una errata toglie 0,4 punti. Marianna ha lasciato in bianco le due domande su cui era incerta tra due opzioni, perché nelle esercitazioni aveva visto che in quei casi tendeva a sbagliare, e ha risposto correttamente alle altre 58.
Quanto tempo serve per prepararsi al test di Logopedia partendo da zero?
Dipende dalle basi di partenza. Marianna, che veniva dal liceo classico e da Lettere, ha iniziato tra fine febbraio e inizio marzo, ha studiato in parallelo alla tesi fino alla laurea di aprile e ha chiuso la preparazione con il Training Camp di Professioni Sanitarie di Tutor Up.