Il giorno del test di Medicina: strategie, errori e come gestire l’ansia. Orientalk EP.09
Il giorno del test: quello che ti salva, quello che ti dà punti, quello che ti fa vincere
Il giorno del test non si vince solo con quello che sai. Si vince anche con quello che hai fatto nelle 12 ore precedenti e con come gestisci le 3 che arrivano dopo. Nel nono episodio di Orientalk Giovanni (Vanvitelli) e Antonia (Federico II), entrambi con il semestre filtro superato, raccontano la loro giornata — dagli errori tattici alle strategie che hanno funzionato.
«Se hai passato ogni simulazione con la testa dentro, il giorno del test è solo l’ennesima simulazione. Se non l’hai fatto, quel giorno è un mondo nuovo.»
È la sintesi che Antonia porta con sé dopo aver superato il semestre filtro. Fare tante simulazioni non serve solo a memorizzare argomenti: serve a togliere l’effetto sorpresa del giorno vero. Perché in quel giorno l’ansia non è tanto quello che non sai — è tutto quello che non è mai stato provato prima.
Il test in una parola
Alla domanda lampo d’apertura — “il giorno del test in una parola” — le risposte disegnano due modi molto diversi di viverlo.
Speranza di riuscirci per Giovanni. Non realizzazione per Antonia — nel senso di non avere del tutto coscienza di cosa stia succedendo, un anestetico naturale contro l’ansia. Due modi diversi di attraversare lo stesso momento.
La sera prima: cosa fare (e cosa non fare)
Giovanni si è messo a ripetere. E lo racconta come un errore.
«La sera prima mi sono messo a ripetere, ed è una cosa che non consiglio — mi ha solo stressato di più. Oggi andrei in palestra per stancarmi e riposarmi meglio.»
Antonia ha fatto due prove — la prima con tre esami, la seconda con solo biologia. E la differenza tra le due l’ha vissuta come una lezione: la seconda volta era più tranquilla, perché sapeva già cosa aspettarsi.
«Sulla prima ero più tranquilla perché l’avevo presa come una simulazione. La seconda l’ho vissuta con ancora più tranquillità : era solo biologia, una materia su cui ero sicura.»
Le ore prima: allontanarsi da chi ripete
Uno dei momenti più insidiosi è quello tra l’arrivo alla sede e l’ingresso in aula: minuti passati vicino ad altri candidati che ripetono, si fanno l’ultimo domandone, si controllano a vicenda. È il momento in cui si costruisce (o si distrugge) la lucidità .
«Me ne sono andata dalle persone che stavano ripetendo perché mi causavano solo ansia. Ho letteralmente parlato di altro — anche in macchina con mio padre e una mia amica. Non ci ho proprio pensato che stavo andando a fare il test.»
«Ho incontrato i ragazzi di Tutor Up e mi sono messo con loro. Abbiamo scherzato, riso, parlato di tutt’altro — per creare un ambiente giusto. Ho fatto anche la colazione più energica di sempre: sforzo fisico e mentale, servivano entrambi.»
Poi c’è la parte più snervante: le circa due ore seduti in aula prima che parta il test. Senza cellulare (che resta in macchina). In una specie di limbo forzato.
Antonia aggiunge un altro strumento, che ha imparato al training camp: il ragionamento per esclusione. Guardare le risposte, riconoscere quelle in contraddizione tra loro (una delle due dev’essere per forza sbagliata), scartare le meno probabili. Su chimica e biologia, dice, questo è stato decisivo.
«Al training camp ho imparato a ragionare per esclusione: quali risposte scartare, quali sono più o meno probabili, quali sono in contraddizione fra loro. Fisica pensavo di non averla passata: l’ho passata con 22.»
Cosa non fare durante la prova
Prima cosa che entrambi indicano: non incepparsi su una domanda. Il tempo perso lì non torna e prosciuga la lucidità per il resto della prova. Seconda: non copiare — e non far copiare. Antonia lo dice con la delicatezza che l’esperienza ha reso necessaria.
«Nessuno ti dice se chi ti sta accanto è più o meno competente di te. Nella mia classe è stata trovata una ragazza con il telefono. È inutile — perché una volta dentro, è ancora più tosta.»
Giovanni ha una versione più leggera dello stesso concetto — e finisce in un piccolo aneddoto di karma:
«Ho fatto copiare una che mi aveva detto di essere di veterinaria. Alla fine era di medicina. Mi ha fregato — è passata.»
Gli errori tattici (che sembrano piccoli ma costano punti)
Antonia racconta due errori tecnici che, presi separatamente, sembrano niente. Sommati, costano un punteggio pieno.
«In fisica ho preso 20 quando avrei potuto prendere 23. Ho letto delle domande troppo velocemente per la fretta e le ho capite in modo completamente diverso da quello che stava scritto. Tornata a casa, le ho rilette: le sapevo.»
L’altro errore è quello che quasi tutti fanno: saltare il libretto delle istruzioni iniziali. Lo si fa perché “l’importante è sapere le cose” — ma le regole di compilazione hanno un peso specifico, e sbagliare a scrivere una risposta annulla lo sforzo di averla trovata.
Giovanni e Antonia sul giorno che pesa più di ogni altro
La sera prima, l’attesa in aula, la gestione del tempo, gli errori tattici. Nono episodio di Orientalk con due studenti che il semestre filtro l’hanno superato.
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