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Orientalk Speciale Veterinaria: Matteo Lubrano racconta il percorso di studi e la professione del veterinario

Veterinaria: la vita del veterinario è più complessa di quello che pensi | Speciale Veterinaria Orientalk

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Veterinaria: la passione non basta, la vita del veterinario è molto più complessa di quello che pensi

Veterinaria è uno dei corsi più scelti per passione, ed è anche uno dei più duri da affrontare e da esercitare. Nello Speciale Veterinaria di Orientalk ne parliamo con Matteo Lubrano, studente al terzo anno alla Federico II. Cosa fai davvero durante il percorso di studi, cosa fai come professionista, e cosa dovresti sapere prima di iscriverti.


Orientalk Speciale Veterinaria: Matteo Lubrano racconta il percorso di studi e la professione del veterinario

«Veterinaria in una parola? Passione. Ma dietro c’è tanto, tanto, tanto.»

“Passione” è la risposta più prevedibile alla prima domanda. Matteo Lubrano la dà, ma la subordina subito: senza tutto il resto — il carico di studio, i tirocini, l’organizzazione della vita quotidiana — la passione da sola non basta. È il filo che attraversa tutta la puntata.

L’aspettativa vs la realtà del corso

Quando si pensa a Veterinaria si immagina un corso di studi standard: lezioni frontali, sessione d’esami, un po’ di pratica. La realtà, dice Matteo, è molto più stringente.

«Abbiamo lezioni a frequenza obbligatoria, una percentuale di presenze da rispettare, esercitazioni pratiche da fare per ciascun esame. C’è molta più restrizione di quanto mi aspettassi.»

— Matteo Lubrano

La contropartita è positiva: già dal primo anno c’è spazio per attività pratiche, “assaggi” di quella che sarà la professione. Dal secondo anno si tocca di più con mano, dal terzo si affiancano visite in ospedale.

«Essendo pochi, c’è tempo per dedicarsi ad attività pratiche fin dall’inizio. Ma comunque devi impiegare tanto tempo all’università, e questo dal primo anno.»

— Matteo Lubrano



Il falso mito

Il veterinario non fa le carezzine ai cuccioli

L’immaginario collettivo del veterinario è quello di chi “ama gli animali e li accarezza”. La realtà è più complessa: c’è la figura del medico da rispettare, ci sono scelte cliniche da prendere, ci sono decisioni difficili anche sul tipo di lavoro che si sceglie di svolgere.

La passione per gli animali è alla base — imprescindibile — ma è solo il punto di partenza. Il resto è medicina.

Piccoli, grandi, esotici: mestieri diversi

Uno degli aspetti meno raccontati: il tipo di paziente cambia radicalmente il tipo di lavoro. La professione del veterinario clinico si articola in tre grandi filoni.

Piccoli animali
Animali d’affezione
Cani e gatti in primis. La priorità è il benessere del paziente.
Grandi animali
Animali da reddito
Da latte o da macello. Il benessere resta, ma con un ragionamento anche economico.
Animali esotici
Nicchia specialistica
Rettili, uccelli, esotici veri e propri. Percorso a parte, non toccato nell’università.

«Nei grandi animali si fa anche un ragionamento economico: sono destinati al consumo, sono da latte o da macello. Nei piccoli animali il benessere del paziente è la priorità assoluta. Sono lavori molto diversi.»

— Matteo Lubrano

Circa l’80% degli studenti, dice Matteo, entra pensando di lavorare con gli animali d’affezione. Lui stesso rientra in questa maggioranza: si sta orientando verso la medicina interna, magari con un occhio alla chirurgia — che nel suo campo è meno battuta.

Quanto è duro? Molto, ma con un motivo

Quando gli si chiede quanto è tosto il percorso, la risposta di Matteo è concreta e senza filtri.

«È tosto sotto vari punti di vista. Ho smesso di andare in palestra. C’è molto tempo da organizzare per attività pratiche, tirocini, esercitazioni. Devi dedicare gran parte della quotidianità all’università — da un lato è buono, dall’altro può risultare opprimente.»

— Matteo Lubrano

Sedi e strutture: la Federico II in Campania

In Campania la sede universitaria per Veterinaria è una sola: la Federico II. Le strutture sono suddivise su tre sedi. La sede storica, alle spalle dell’Ortobotanico in via Delpino, ospita la maggior parte dei laboratori ed è dove si svolgono le attività di tirocinio. Le lezioni frontali sono state spostate alla sede più nuova al Frullone.

«I laboratori sono in buone condizioni. La vera scomodità è che le sedi sono sparpagliate. Ma in quanto a materiale non c’è un livello basso: consiglio la sede.»

— Matteo Lubrano

Dopo la laurea: molte più strade di quello che pensi

Un dato che raramente viene raccontato agli studenti: dopo i cinque anni di Veterinaria non è obbligatoria la specializzazione per esercitare. Anzi, il ventaglio di sbocchi è più ampio che in Medicina.

«La laurea in Veterinaria ha un gran vantaggio rispetto a Medicina e Chirurgia: apre molte strade oltre la clinica. Puoi lavorare nel settore pubblico, nel settore alimentare, nel controllo qualità dei prodotti — perché su qualsiasi alimento di origine animale c’è sempre un veterinario dietro. Anche il laboratorio è un’opzione.»

— Matteo Lubrano



In sintesi

3 cose da sapere prima di iscriversi a Veterinaria

1
Devi essere davvero convinto

Il percorso richiede stomaco forte, tempi frenetici, capacità di sopportare vincoli quotidiani. Non è “medicina degli animali e basta”: c’è molto altro dietro.

2
La scelta del “tipo di animali” definisce il mestiere

Piccoli animali (affezione), grandi animali (reddito), esotici: sono tre professioni diverse con logiche cliniche diverse. Il tirocinio serve a capire quale.

3
La clinica è solo una delle strade

Settore pubblico, alimentare, controllo qualità, laboratorio: dopo la laurea gli sbocchi sono molti. Scegliere Veterinaria non significa “solo studio pet”.

Guarda la puntata

Matteo Lubrano su Veterinaria vista da chi la sta facendo

Tirocini, tipi di animali, sedi della Federico II, sbocchi dopo la laurea. Nello Speciale Veterinaria di Orientalk il racconto di uno studente del terzo anno.

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