Veterinaria: la vita del veterinario è più complessa di quello che pensi | Speciale Veterinaria Orientalk
Veterinaria: la passione non basta, la vita del veterinario è molto più complessa di quello che pensi
Veterinaria è uno dei corsi più scelti per passione, ed è anche uno dei più duri da affrontare e da esercitare. Nello Speciale Veterinaria di Orientalk ne parliamo con Matteo Lubrano, studente al terzo anno alla Federico II. Cosa fai davvero durante il percorso di studi, cosa fai come professionista, e cosa dovresti sapere prima di iscriverti.
«Veterinaria in una parola? Passione. Ma dietro c’è tanto, tanto, tanto.»
“Passione” è la risposta più prevedibile alla prima domanda. Matteo Lubrano la dà, ma la subordina subito: senza tutto il resto — il carico di studio, i tirocini, l’organizzazione della vita quotidiana — la passione da sola non basta. È il filo che attraversa tutta la puntata.
L’aspettativa vs la realtà del corso
Quando si pensa a Veterinaria si immagina un corso di studi standard: lezioni frontali, sessione d’esami, un po’ di pratica. La realtà, dice Matteo, è molto più stringente.
«Abbiamo lezioni a frequenza obbligatoria, una percentuale di presenze da rispettare, esercitazioni pratiche da fare per ciascun esame. C’è molta più restrizione di quanto mi aspettassi.»
La contropartita è positiva: già dal primo anno c’è spazio per attività pratiche, “assaggi” di quella che sarà la professione. Dal secondo anno si tocca di più con mano, dal terzo si affiancano visite in ospedale.
«Essendo pochi, c’è tempo per dedicarsi ad attività pratiche fin dall’inizio. Ma comunque devi impiegare tanto tempo all’università, e questo dal primo anno.»
Piccoli, grandi, esotici: mestieri diversi
Uno degli aspetti meno raccontati: il tipo di paziente cambia radicalmente il tipo di lavoro. La professione del veterinario clinico si articola in tre grandi filoni.
«Nei grandi animali si fa anche un ragionamento economico: sono destinati al consumo, sono da latte o da macello. Nei piccoli animali il benessere del paziente è la priorità assoluta. Sono lavori molto diversi.»
Circa l’80% degli studenti, dice Matteo, entra pensando di lavorare con gli animali d’affezione. Lui stesso rientra in questa maggioranza: si sta orientando verso la medicina interna, magari con un occhio alla chirurgia — che nel suo campo è meno battuta.
Quanto è duro? Molto, ma con un motivo
Quando gli si chiede quanto è tosto il percorso, la risposta di Matteo è concreta e senza filtri.
«È tosto sotto vari punti di vista. Ho smesso di andare in palestra. C’è molto tempo da organizzare per attività pratiche, tirocini, esercitazioni. Devi dedicare gran parte della quotidianità all’università — da un lato è buono, dall’altro può risultare opprimente.»
Sedi e strutture: la Federico II in Campania
In Campania la sede universitaria per Veterinaria è una sola: la Federico II. Le strutture sono suddivise su tre sedi. La sede storica, alle spalle dell’Ortobotanico in via Delpino, ospita la maggior parte dei laboratori ed è dove si svolgono le attività di tirocinio. Le lezioni frontali sono state spostate alla sede più nuova al Frullone.
«I laboratori sono in buone condizioni. La vera scomodità è che le sedi sono sparpagliate. Ma in quanto a materiale non c’è un livello basso: consiglio la sede.»
Dopo la laurea: molte più strade di quello che pensi
Un dato che raramente viene raccontato agli studenti: dopo i cinque anni di Veterinaria non è obbligatoria la specializzazione per esercitare. Anzi, il ventaglio di sbocchi è più ampio che in Medicina.
«La laurea in Veterinaria ha un gran vantaggio rispetto a Medicina e Chirurgia: apre molte strade oltre la clinica. Puoi lavorare nel settore pubblico, nel settore alimentare, nel controllo qualità dei prodotti — perché su qualsiasi alimento di origine animale c’è sempre un veterinario dietro. Anche il laboratorio è un’opzione.»
Matteo Lubrano su Veterinaria vista da chi la sta facendo
Tirocini, tipi di animali, sedi della Federico II, sbocchi dopo la laurea. Nello Speciale Veterinaria di Orientalk il racconto di uno studente del terzo anno.
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